Diktionarium – Giorgia La Placa

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Diktionarium
Giorgia La Placa
OPERA VINCITRICE DEL PREMIO BOLOGNA IN LETTERE 2022
Pagine 74
Prezzo 13 euro
ISBN 978-88-94944-69-3
 
DISPONIBILE A BREVE
 
 

La lingua che parliamo, insieme alle tecnologie, attraversa innovazioni repentine. Le tecnologie invecchiano alla svelta e vengono sostituite. Paradossalmente, così come un modello di telefono ha una vita di circa due anni, anche molte parole entrano in uso, circolano e vengono dismesse – basti pensare ai linguaggi dei Millennials e della Generazione Z… Chi ha a che fare con la letteratura, forse, fatica a stare al passo con tutto questo? Un testo letterario ha una durata maggiore rispetto a un dispositivo elettronico, a un’immagine, ma anche alle parole della comunicazione di tutti i giorni. Potremmo, allora, pensare a una vignetta dove i poeti, come cacciatori di farfalle, cercano di agguantare parole sempre nuove, che hanno una vita breve. Una poesia scritta da un tempo cronologicamente ridotto, va incontro linguisticamente ad un invecchiamento precoce? Il bacino del letterario si gonfia come una diga in cui i flussi delle parole nuove sopravanzano la capacità di raccogliere in forme testuali compiute. Ma, se le immagini e gli oggetti diventano presto datati, la poesia non dovrebbe cercare un argine per dare alla lingua un tempo di maturazione e una consapevolezza storica rispetto al loro uso? Credo che La Placa, con il suo Diktionarium, cerchi una risposta.

[…]

Il puzzle si scompone e i legami tra i suoni e i significati si sfaldano. Ma in questo spazio evanescente di parole fantasma non si è più soggetti all’invecchiamento verbale. Ogni parola può dar conto di una sua archeologia e di un suo potenziale senso futuro. La lingua è messa in prospettiva, sottratta alla deperibilità da uso e consumo. Per questo, nel titolo del libro, la voce dizionario riprende la sua etimologia (latina) e la grafia fonetica (k): non è un repertorio morto, ma vive e si pronuncia. Mi chiedo se l’autrice abbia riposto nel rapporto tra poesia e lingua una ipotesi di speranza. Per la poesia che è scritta oggi e per quella che sarà scritta – non solo da cacciatori di farfalle… – la “presenza espressiva”, come la chiamava Pasolini, sarà condizione vitale: una espressione linguistica immediata rispetto all’immaginario che le persone possiedono e che possono comprendere.

Maria Borio

 
 
 
 
‘Αρρεπτολεπτόπνευστος
 
L’hangar delicato di rime
sta bene con la stagnola di un panino con lo stracchino,
entrambi qui accartocciati come un nulla
buttato per strada.
Mi dico che dovrei fare la raccolta differenziata.
 
 
 
 
Hiraeth
 
Oggi un pezzetto di cielo si svela,
lascia lo spazio che
trova poi si dimena anzi domanda come a dirci:
‘io proprio qui sopra’.
Sta guardando le gatte, i portici, i fiori
ora le gambe i vortici i nodi.
 
Sa di mani nelle tasche e le braccia sono
piccolissime a tenere il tempo che fermi il tempo.
Lo scollo a barca, lei tutta presenza
anche col viso grigio fuma,
se va bene.
 
Sa due tre volte il motto di bambina,
la cantilena:
hiraeth, per tutto ciò che non è più tornato.
 
 
 
 
Rozwiazac
 
Ho imparato a sistemare le travi per le impalcature,
a scavare alle sei mentre
Venere si sistema la piega morbida della gonna.
Il turista giapponese non ha cura di niente
butta la birra sul reperto.
Vedi quel lacerto lì in mezzo?
Poi tutto scompare nel buio di un nespolo.
 
 
 
 
Finale n.1
 
Ma tu forse non hai cura delle parole
e le conosci bene,
lasci andare queste confidenze dialettali e leggere.
Ti riassesti ti ridesti.
Non posso seguirti nel grembo,
ma affondare la lama per
spremerne meglio il senso.