Ribilanciare per sottrazione su Scritture di Marco Ercolani


 
 
Da Scritture di Marco Ercolani
 
 

Strani versi questi di Elisa Longo, brevi, lancinanti o soavi, fatti di parole in bilico tra la più brutale quotidianità e la più raffinata forbitezza letteraria. Abolite le parole-scudo dietro le quali i poeti tanto spesso si nascondono, la nostra autrice imbraccia la parola come un Kalashnikov e il lettore deve stare molto attento a posizionarsi dalla parte giusta del mirino. Perché il messaggio che arriva, così come il nemico (p.11), è “sul caminetto…una testa di cerbiatta” che “segue con lo sguardo” e stana il lettore “in ogni angolo”. Questo vale soprattutto per la prima delle tre parti di cui si compone il libro. Essa pesca decisamente nelle zone d’ombra, quelle di cui solitamente noi umani ci vergogniamo, quelle che ci portano a non poter distinguere tra dolore e piacere, che rendono “dolce” il “succhio da vampiro” di chi “innalza” la nostra croce e ha “lo sguardo di chi stacca la coda a una lucertola”. Esiste una complicità attivata nei confronti della “gravità della sottrazione” (riconoscibile anche nello scritto dall’ambigua individuazione del soggetto di alcuni versi), che porta alla conclusione:

non c’è certezza del carnefice

né della vittima”.

A carnefice e vittima, infatti, sono state sottratte tutte le parti luminose: il controllo di entrambi è orientato a “intuire l’ora esatta della fine” e non l’ora esatta del ritorno di chi ha appena chiuso la porta dietro di sé. Perché la casa da cui si esce è anch’essa condannata (p.2)

Caterina Galizia

 
 
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