Silvia Castellani su Ventilabro

 

da ilgiornaleoff

Un inno d’amore per la sua terra d’origine, la Sicilia, fatta di cieli stellati, albe spettacolari e ancora foglie di limone e profumo di zagare, che rievocano memorie passate e più che mai vive, grazie ai nitidi ricordi dell’autore: In agosto ci sono notti / nelle campagne siciliane // con un cielo così indaco // che spesso ci vedi / una scia spumosa di luce / camminare dritta e libera tra le stelle.

Così in Ventilabro, silloge di Filippo Passeo, uscita pochi mesi fa per Samuele editore. Anche in questa, così come nella previa raccolta poetica, intitolata Bruciati il cuore, il Sud continua a rappresentare il fulcro della “geografia sentimentale” del poeta, per usare la bella espressione data a riguardo da Alessandro Canzian, il quale nella prefazione a questo nuovo lavoro sottolinea come “L’apparente semplicità del dettato trova il suo contrappeso in un vissuto e in una riflessione su tale vissuto non di rado scandalosi (intendendo con questo termine lo scandalo pasoliniano). Troviamo infatti domande cocenti quali come si fa a odiare un padre? E riflessioni di un’intensità quasi inimmaginabile quali sono io / sempre così sporco di vita”.

In queste dense e larghe memorie di Passeo si mescolano la luce e il buio, quell’ombra pure presente nell’anima del poeta: questa volta sono scricchiolii / dentro di me / che non so conciliare il giorno e la notte, / forse perché il mio tempo / è tra la fine del giorno e l’inizio del buio, / il mio tempo è il tramonto.

 

Silvia Castellani

 

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