Mal di maggio su Alma Poesia


 
 
da Alma Poesia
 
 

In tutte le poesie contenute nella raccolta Mal di maggio (Samuele Editore, 2022) di Antonio Lillo non c’è spazio per la finzione. Infatti, ogni verso sottende sempre un grado di indeterminatezza che l’autore cerca di scalfire con insistenza. L’unico modo attraverso cui questo processo può diventare proficuo presuppone il bisogno di decifrarsi mettendosi completamente a nudo.

Di sicuro, è opportuno evidenziare che si tratta di una modalità che non può essere intesa come un mero processo interiore e mentale. Così, per cercare una definizione che abbia i tratti del vero, Lillo non si distacca mai dalle forze esterne e dalla serie di decisioni che inevitabilmente connaturano la quotidianità. Di più: le composizioni che conformano la silloge assumono una loro dimensione specifica soltanto a partire da quella serie di interessi che conducono a individuare in modo compiuto – ma mai definitivo – i tratti del bene e del male, della virtù e del vizio, del giusto e dell’ingiusto. Pertanto, ogni tassello esistenziale diventa materia dell’attività compositiva.

Per quanto affermato, le poesie confluite nella raccolta sono a tutti gli effetti il resoconto di quanto posto, di volta in volta, dinanzi agli occhi e allo spirito. Per questo motivo, la scelta del linguaggio di cui avvalersi diventa un aspetto cardine. Infatti, ogni termine adoperato mira ad afferrare l’autenticità delle varie sfumature incontrate in ogni crocicchio del proprio percorso.

Dunque, la poetica dell’autore non può ristagnare nella ricercatezza, non può peccare di pedanteria, ma richiede una continua esplorazione. Si tratta di un incessante sostare che, non conoscendo dogmatismi, si nutre sovente di dubbi e di sempiterne discussioni. Da qui il bisogno impellente di attardarsi sull’esperienza, cioè su quella conoscenza diretta che può essere acquisita soltanto tramite lo stringere sempre nuovi particolari. Tutto questo a favore di un distaccamento da quell’apprendimento volgare, senza regole e senza necessità di continui riscontri.

Mario Saccomanno

 
 
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