L’ospite perfetta su The Globalist

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da The Globalist

 

 

S’i fosse virus invaderei lo mondo
S’i fosse medico mi toccherei
S’i fosse ‘n quarantena impazzirei
S’i fosse Johnson manderei ‘n profondo.

S’i fosse Trump mi farei un po’ tondo
Ché l’americani non intorterei,
S’i fosse ‘l gran cinese sì te lo direi:
T’ho messo sotto con lo capo a fondo.

S’i fosse morte andarei da Erdogan
S’i fosse vita a Upolu da Lui
A fare omaggio alla Sua Immensità.

S’i fosse Ale, com’i’ sono e fui
Berrei il gin tonic di gran qualità
E i brutti libri lassarei altrui.

Questo è il primo sonetto riadattato con forza da Alessandro Agostinelli, autore di questo cimento letterario, cioè un suo libro di sonetti italiani, intitolato “L’ospite perfetta” (Samuele Editore, pp. 58, euro 12), tutto in tema Covid-19. Ripreso dal famosissimo sonetto di Cecco Angiolieri è il più politico tra quelli scelti da Agostinelli, dove si fa riferimento alle varie sciocchezze dichiarate dai potenti della Terra a primavera scorsa, ai tempi del cosiddetto lockdown, quando si poteva soltanto arguire la virulenza di questo coronavirus.

La parodia è un genere letterario. Moltissimi sono gli scrittori e i poeti che l’hanno praticata, dai goliardi delle università medievali a Tassoni, Cervantes, Swift, Chateaubriand, Proust, per arrivare a Eco, per citarne solo alcuni.
Irriverenza, scoronamento dell’eroe – per dirla con Bachtin – gioco dialettico con gli autori utilizzati, esibizione di acrobatismo culturale con provocatoria mostra di sé nel padroneggiare generi, metriche, schemi raffinati di criptica fattura. Ma anche erosione, liberazione da più o meno detestate dittature culturali tanto per scendere dalle spalle dei giganti del passato. E la voglia di provare, su spartiti solenni, la modificazione meccanica, nel rispetto della misura del verso e delle diverse “attrezzature” retoriche, per ottenere il riso, lo sberleffo, lo sghignazzo, la contaminazione blasfema.
Niente di tutto questo ho trovato nel prezioso libro di Alessandro Agostinelli, scrittore e poeta appartato, ma di rara profondità. Egli prende un autore, una pietra miliare della poesia e, nel rispetto della sua musicalità, della sua integrità scritturale, tenta di farla cantare di nuovo, in un mondo completamente cambiato per geometria storica e fluidità sociale. Quindi, un gioco dialettico, un fraseggio a due uscite: il poeta che serve da modello e il lettore contemporaneo.

 

Daniele Luti

 

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