Periferie / The Bliss of Hush and Wires – Ilaria Boffa

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Periferie / The Bliss of Hush and Wires
Ilaria Boffa

Samuele Editore 2016, collana Scilla
prefazione di Simona Wright
copertina di Rachel Slade

pag. 134
Isbn. 978-88-96526-73-6

 
 
 
 

Libro pubblicato attraverso una Campagna di Crowdfunding Eppela.com

I sostenitori: Luisa Carrer, Giancarlo Morinelli, Germana Zufferli, Roberta Bompan, Massimiliano Caviglia, Chiara Baldini, Sylvia Schmitz, Michela Faggin, Lorenzo Fariselli, Veruscka Gennari, Susan Stillman, Fabrizia Martorelli, Maria Chiara Caccia, Michela Paganini, Michele Visentin, Fausto Maiorana, May Duong, Alessia Peracca, Verusca Costenaro, Emilia Barbato, Kim Forcino, Anna Corona, Arianna Corpaci, Stefano Sartorello, Eleonora Massella, Alessandra Benato, Lara Bedin, Monica Guerra, Braga Bragagnolo, Rachel Slade, Anna Sadocco, Silvia Secco, Michela Bettin, Elisabetta Salvador, Francesco Sassetto, Jessica Sarli, Lorea Martinez, Michele Thiella, Paola Bellabona, Deborah Havert, Lea Brovedani, Federica Mattarello, Giuliana Salmaso, Luisa Delle Vedove, Maria Milena Priviero, Rosanna Cracco, Giovanna Calvo Di Ronco, Laura De Beni

 
 
 
 

With her second poetry collection, Periferie / The Bliss of Hush and Wires, Ilaria Boffa continues to affirm her strong and sensitive poetic voice. Already in her first collection, Spaces, Boffa had focused on space as guiding principle of her poetic world. With its myriad events, life offers us a multiplicity of experiences, all containing an epistemological dimension. The opposition of Hush and Wires, as proposed in the title, serves as entryway into the sphere of the poetic, where what appears contrastive, incompatible, intersects, producing a sensation of awe. Thus in the verses poetry meets technical progress, verticality meets horizontal lines, heaven intersects with earth, myth with modernity. Privileging the spatial element, the poet embraces a sensitivity that is complex and stratified that allows her to work and experiment with the sensations, impressions, and emotions these intersections provide. Peripheries allow the gaze to observe reality from the margins, to recognize its multiple refractions, and to enter the liminal space of contamination. It is a spatial condition from which events, memories, and feelings acquire a special meaning, where the imperceptible is revealed, opening up to original analogies and interpretations. Peripheries and margins are not exclusively spatial, they are rather opportunites to explore beyond the visible, revealing to the lyrical subjectivity the hidden and mysterious sides of reality. The search is both thematic and stylistic, as images change perceptions, intensifying meaning and resulting in a expression that is delicate, full of lightness, and yet persistent.

Simona Wright

 
 

Con la sua seconda raccolta, Periferie / The Bliss of Hush and Wires, Ilaria Boffa conferma la sua sensibilità lirica e la sua originale cifra poetica. Già nella sua raccolta di esordio, Spaces, Boffa aveva eletto lo spazio a vettore privilegiato di osservazione, esperienza e conoscenza. L’esistenza, con il suo confuso coacervo evenienziale, ci predispone a una varietà inusitata di dimensioni epistemologiche, alla beatitudine del contrasto, appunto quello tra Hush and Wires, alla meraviglia che ci rivelano gli opposti, ciò che appare antitetico, inconciliabile: poesia e tecnica, orizzontalità e verticalità, cielo e terra, modernità e mito. Con la sua predilezione per l’elemento spaziale, Boffa abbraccia un modo di sentire complesso, stratificato, che le permette di sperimentare varie forme del sentire, tutte fertili di vibrazioni e suggestioni poetiche. Il mondo osservato dalle periferie, accortamente pluralizzate, viene percepito, sentito nella sua essenza, proprio in quello sguardo che osserva il margine dal margine, cogliendo di esso le rifrazioni multiple di uno spazio liminale contaminato, impuro, discreto. È una posizione/condizione dalla quale gli eventi, i ricordi, le emozioni assumono significati altri, rinviando a sensazioni finora relegate nell’impercettibile, aprendosi ad insolite analogie e occasioni interpretative. E quindi il margine, le periferie, non si risolvono esclusivamente nella dimensione spaziale, ma acquistano il senso di una esplorazione emotiva che sollecita l’io lirico oltre il semplice visibile, rivelando del mondo elementi reconditi, misteriosi, aspetti del quotidiano che rimangono spesso inaccessibili. Di questa ricerca è parte anche lo stile, che si affina seguendo il modularsi delle immagini, delle percezioni, con una intensità che non si fa mai opprimente, sempre delicata e leggera eppure persistente.

Simona Wright

 
 
 
 
 
 
Underneath the Sycamore Tree
 
 
I.
 
Underneath the Sycamore tree, intruders rest their shadows.
Peculiar hats, long tousled hair, pale skin, hands.
Secular the gaze in the eye.
That place beneath the surface where everything
happens and visitors confuse their luggage.
Is going down an attempt to avoid constraints?
Severing any relationship with the present.
In that instant intruders arrive.
 
Deprived of repose, they linger – dowsers of stars and remains.
 
 
 
 
II.
 
Perhaps when yesterday comes again
it will bring the aroma of a looming aurora,
heaving and pristine.
And we’ll talk about the end of the world,
million dollar hotels under urban heavens.
 
I’ll be your Eloise.
 
 
 
 
III.
 
Would you come to the suburbs?
 
She endures fires and misery,
she drives to the underpass,
she shares the celestials.
 
Would you?
 
Periphery is physical awareness
of discontinuity.
 
 
 
 
 
 
Ai piedi del Sicomoro
 
 
I.
 
Ai piedi del sicomoro gli intrusi riposano le ombre.
Indossano strani cappelli, hanno capelli lunghi spettinati,
la pelle chiara, le mani. Nel loro sguardo
il luogo dove tutto accade e i passeggeri confondono i bagagli.
Affondare è una propensione ad esiliare il limite?
Separare ogni legame con il presente.
E in quell’istante arrivano gli intrusi.
 
Privati del sonno vagano – rabdomanti di rovine e stelle.
 
 
 
 
II.
 
Forse quando ieri tornerà ancora
non sarà per caso, porterà profumi di aurora
imminente, ondeggiante, immacolata.
E parleremo della fine del mondo
quei million dollar hotel sotto cieli urbani.
 
Sarò la tua Eloise.
 
 
 
 
III.
 
Verresti in periferia?
 
Lei vive fuochi e miseria,
guida per sottopassi
spartisce il divino.
 
Verresti?
 
La periferia è consapevolezza
fisica di discontinuità.
 
 
 
 


 
 
 
 
 
 

Periferie / The Bliss of Hush and Wires – Ilaria Boffa

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