Two Wanderers and an Island / Due viandanti e un’isola – Piero Boitani

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Copertina di Two wanderers and an island / Due viandanti e un’isola di Piero Boitani

 
 
Two Wanderers and an Island / Due viandanti e un’isola
Piero Boitani
Versioni e note di Paolo Febbraro e Leonardo Guzzo
Pagine 220
Prezzo 15 euro
ISBN 979-12-81825-67-3


 
 
 
 

Anglista e comparatista nella vita accademica, Piero Boitani ha trasfigurato il proprio magistero in una nuova epifania creativa, eleggendo la lingua inglese ad alveo per i miti dell’antichità. Questo “spaesamento”, felice e fecondo, affranca la parola poetica dalle maglie della lingua madre, sublimando la materia classica in un’eco di respiro universale.

A Paolo Febbraro e Leonardo Guzzo – due scrittori assai diversi ma accomunati dal richiamo della traduzione letteraria come forma di scrittura originale – è toccato il compito di restituire a Boitani una voce italiana, operando così una palingenesi d’autore che fonde inestricabilmente esegesi e invenzione.

Questo libro a tre voci incarna il pensiero di Seamus Heaney, uno dei più grandi scrittori-traduttori del nostro tempo: ciò che è dato è un invito alla rivisitazione e alla riscrittura. L’antichità non è quindi reliquia museale bensì archetipo vitale: un dialogo tra lingue e tempi dove il lascito millenario si traduce in questione attuale.

Marco Sonzogni

 
 
1. ITHACA
 
No one really knows where Ithaca was –
Mount Neritos covered with waving forests,
the Cave of the Nymphs, the royal
palace, and the crown of islands,
Dulichium, Zacynthus, Same.
No Schliemann has ever looked
upon the face of Odysseus. Yet
a place called Ithaca still exists,
two rocks of stones joined together
by a strip of land, an isle of shrubs,
low holm oaks and olive trees
in the vast kingdom of winds,
floating on the smile of waves and foam.
And I, who’ve just landed there
after seventy years of yearning –
I, who glimpsed its remote outline
from a boat half a century ago –
I firmly believe this must be
the Ithaca for which Odysseus longed
twenty long years to return.
The morning star sparkled in the sky
when the Phaeacian ship glided
into the port of Phorcys, the old god
of the deep. The sailors lifted
Odysseus off the deck and laid him
on the sand asleep, dreaming
of Ithaca.
Homer dreamt of Ithaca, too – at my age.
He, who had sung with relentless strength
the battles of men, gods, and elements
far on the ringing plains of windy Troy,
was now an old poet resembling
the setting sun, an ocean retreated
into itself, lying quiet within
its own confines, abandoning himself
to the ebbing tide of fables.
Old Homer dreamt Ithaca for Odysseus,
sowing in the deep-blue Ionian
a dark, knobby oyster, and filling it
with flecks of fantastic tales.
The living creature within the shell
formed a pearl, white and perfect.
Ithaca was that resplendent jewel.
Homer invented a poet’s isle of the mind
for Odysseus to dream one of the heart –
for us to fall into enchanted slumber.
 
 
1. ITACA
 
Nessuno sa davvero dove fosse Itaca –
il monte Nerito coperto di selve ondeggianti,
la Grotta delle Ninfe, il palazzo
reale e la corona d’isole,
Dulichio, Zacinto, Same.
Nessuno Schliemann ha mai
guardato in volto Odisseo.
Pure un luogo chiamato Itaca
esiste ancora, due bastioni di roccia
uniti da una striscia di terra, isola
di macchia, bassi lecci e ulivi
nel regno vasto dei venti,
a galla sul ridere d’onde e di spume.
E io, che l’ho appena raggiunta
dopo settant’anni di smania –
io che da una barca ne scorsi
i contorni remoti mezzo secolo fa –
io credo fermamente che
a questa Itaca Odisseo bramò
per vent’anni di tornare.
La stella del mattino brillava in cielo
quando docile la nave dei Feaci
entrò nel porto di Forco, antico dio
degli abissi. I marinai sollevarono
Odisseo dal ponte, dormiente lo
deposero sul lido, mentre sognava Itaca.
Anche Omero sognò Itaca – alla mia età.
Lui che con forza implacabile aveva cantato
le lotte di uomini, dei, elementi
là nelle pianure risonanti della ventosa Troia
era adesso un vecchio poeta simile
al sole calante, un oceano ritratto
in se stesso, che fluisce placido
entro i suoi confini, arreso
alla risacca delle favole.
Il vecchio Omero sognò Itaca per Odisseo,
piantando nello Ionio ceruleo
un’ostrica scura e nodosa, screziata
da schegge di storie fantastiche.
L’essere vivo dentro il guscio
creò, bianca e perfetta, una perla.
Quella gemma splendente era Itaca.
Omero inventò coi versi un’isola della mente,
perché Odisseo ne sognasse una del cuore –
e noi tutti cedessimo a un incantato sopore.