Speciale Po(e)mi da un penny su Laboratori Poesia

Oggi 2 febbraio ricorre un doppio anniversario legato a James Joyce: la data della sua nascita (2 febbraio 1882) e la data di uscita della prima edizione dell’Ulysses (pubblicata a Parigi nel 1922 dalla libreria-editrice Shakespeare and Company fondata e diretta da Sylvia Beach).

Tale coincidenza ci da modo di raccontare un Joyce diverso, non abituale, attraverso la pubblicazione di Pomes Penyeach / Po(e)mi da un penny (Samuele Editore, 2024, Nuova Collana Scilla, traduzione e prefazione di Andrea Carloni, con un estratto del saggio Bleeding from the “Torn Bough” Challenging Nature in James Joyce Penyeach di Jefferson Holdridge) perché porta al centro un Joyce poeta spesso letto come laterale rispetto al Joyce narratore, ma in realtà decisivo per capire come lavora sulla lingua mettendo al centro ritmo e densità d’immagine.

I testi di Pomes Penyeach vengono composti tra il 1904 e il 1924 attraversando Dublino, Trieste, Zurigo e Parigi, e poi raccolti in volume nel luglio 1927. Il titolo è un piccolo manifesto: un gioco fonetico tra poems e pommes con l’allusione ai venditori ambulanti di mele a un penny. Questa teatralizzazione commerciale (poesia come merce minuta ma scelta e lucidissima) è parte del senso dell’oggetto-libro che nella prima edizione appare anche in tinta: copertina verde chiaro evocativa delle mele. Cosa ripresa dall’Editore Samuele e rinnovata nell’operazione traduttiva di Carloni.

La storia racconta che Ezra Pound, pur decisivo nel promuovere Joyce, liquidò questi versi con una frase diventata proverbiale (da Bibbia o album di famiglia) mentre Archibald MacLeish li difese e incoraggiò.

Nel 1932 il libro conosce poi una metamorfosi materiale e simbolica: la tiratura di lusso Lucia’s book co-pubblicata da Obelisk Press e Desmond Harmsworth Ltd con Capolettere disegnate da Lucia Joycest e con il testo che ricalcava la grafia di Joyce: un gesto editoriale che legava arte, cura familiare e costruzione del mito joyciano.

Le poesie vennero poi ripubblicate in versioni corrette da refusi nel 1933 e nel 1939 da Faber & Faber.

Pomes Penyeach non cerca l’arco unitario di un canzoniere amoroso (come invece Chamber Music) bensì una costellazione di stati. Il lettore si trova trasportato tra la perdita e l’ombra domestica (Tilly come sanguinamento originario), la miniatura affettiva (il dono alla figlia), l’erotismo trattenuto e talora spigoloso, l’esperienza urbana e diasporica fino all’ultima preghiera. In molti testi la forza è nel taglio: Joyce non distende, incide, non narra, fa emergere una scintilla di visione e anche quando appare semplice lavora per sottrazione e per controcanto sonoro.

L’edizione italiana della Samuele Editore è costruita per rendere visibile questolaboratorio ma senza musealizzarlo. Il curatore e traduttore Andrea Carloni dichiara una strategia chiara: salvare musicalità e schema rimico quando portanti e insieme rispettare neologismi e occasionalismi.

Alessandro Canzian

 
 
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