Senza gravità su Sikelian

Da Sikelian
 
 
Marilina intesse la trama poetica – ti prende a sberle con quell’amore – dell’estrema e disperata resistenza rispetto all’epoca della povertà.
 
“La parola che eccede per definizione non può non antagonizzare – con la poesia si possono cambiare le cose modificare / il modo di pensare – quell’inferno dell’uguale che siamo diventati: pregiudizi che cerchiamo dove ci fa comodo, vuoto e accomodante conformismo, finto buonismo oltre che certa tautologica verbosità politica.
In breve, il nostro tempo – questo tempo / che sto vivendo non mi piace – è caratterizzato dall’oblio della negatività ossia di quella mancanza necessaria al costituirsi delle differenze e che le espone in tensione dinamica tra loro. Senza il dubbio e il conflitto non c’è – dice, anzi grida la poetessa: voglio dirlo urlarlo. Il conflitto però nulla ha a che fare con la aggressività gratuita o l’odio, non essendo che la consapevolezza del nostro limite / per imparare a ricondurre dentro di noi / l’altro. L’altro a rigore non esiste se non lo riconosciamo; e a rigore di poesia: se non esiste allora finisce che lo mettiamo di / nuovo dentro i lager! A una poesia tanto ispirata dalle pene della mancanza ossia dal pathos per la vita che la stessa scienza ci insegna – siamo sistemi complessi processi discontinui anche se ci raccontiamo unitari”.
“La Poetazza” catanese dall’estremo vulcanico estro ci ricorda, ancora fortemente, quanto siamo fragili.

Giuseppina Adriana Macrì Di Bella

 
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