
Quel che il lampo ha da dirti
Luigi Nacci
Pagine 82
Prezzo 15 euro
ISBN 979-12-81825-35-2
Tutto comincia da un’interruzione. Cosa rimane dopo l’addio? Auspici, resti organici, ricordi aggrappati agli oggetti, foto non scattate, un mondo che finirebbe se rimanessimo al Prologo. Ma la nostra vita è fatta degli incontri che vengono a trovarci facendoci rivivere l’amicizia e la disperazione, delle verità scambiate al buio che possono essere più forti delle solitudini, e così rimaniamo storditi e incantati, seduti in un’osteria o in piedi in mezzo a una piazza senza nome. Ecco allora che la sezione Eravamo poco più che ombre ci mostra fantasmi indimenticabili: Mohamed a Bruxelles, Faruk a Srebrenica, Edi a Račja Vas, Maria la zingara, il bigliettaio del Museo delle fogne a Parigi, la barista cinese che a Milano doma i suoi clienti con schiocchi di frusta – veri e propri racconti che condensano un tempo e durano più di loro stessi, grazie a versi in cui la sintassi segue un ritmo quasi epico, capace di accogliere quel vasto mondo di figure perché sa che le storie degli altri ci trasformano. Sullo sfondo luoghi al centro o ai margini dell’Europa, e soprattutto Trieste: il luogo dei fantasmi, dei fragili e dello stupore. Infine c’è la sezione, allocutoria e oracolare, Passa come una luce, dedicata alla viandanza: le ombre di prima riempiono lo zaino per poter ripartire e perdersi, stare negli elementi della natura, sognare nel bosco, vivere andando incontro alle cose che verranno, prendere congedo da sé, senza difese. Fino all’Epilogo: “ora che tutto è deciso” non c’è fine, tutto ci porta sempre a un nuovo sentiero.
Avrai poche cose ma quelle le avrai:
la forfora nei vasetti, i ciuffetti
di sebo, il pelo perso a primavera.
L’urna che mi conterrà non la mettere
nell’atrio: scoperchiala presto, riempila
di bora, fanne una fioriera
di cicloni. Stappali i vini,
versali a terra, allaga il corridoio:
chiama alla festa il condominio.
je suis mohamed dice e dicendolo mi si siede accanto
sono le tre di notte o le tre di mattina in rue du midi
bruxelles mi dice non esiste poi si scola un’altra birra
è una triplo malto bruna che sa di carpino e cenere
io nemmeno esisto dice ma un tempo sì sono esistito
ero padrone di una tenda due terzi di cammello e mezza duna
agli scorpioni piaceva il mio tè di menta e zenzero
ho perso tutto ciò che non si sarebbe dovuto perdere
aleikum salam dice poi gli crolla la testa sul bicchiere
esci di casa all’ora sbagliata e parti
lascia la porta aperta le luci accese
chiama i tuoi morti uno a uno e scendi
fai piano fai presto fai poco a poco
le scale ti inseguono fatti seguire
varca l’ingresso spalanca la strada
prendi tra tutte le vie la più buia
crolla cammina crolla cammina crolla
fai il passo più lungo della gamba
perditi molto perdi il più possibile
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