Poiché la vita fugge – John Millington Synge


Poichè la vita fugge
In morte di Madonna Laura
John Millington Synge

A cura e con una prefazione di Michele Governale e Marco Sonzogni
Traduzioni di Martina Mancassola
Postfazione di Francesca Calamita
 
Pagine 108
Prezzo 16 euro
ISBN 979-12-81825-45-1

DISPONIBILE A BREVE
 
Versione online Sbac!
Prezzo 8 euro


 
 
 
 

Chi leggerà attentamente queste prose petrarchese di Synge – e, a ruota, le traduzioni italiane di Mancassola – avrà modo di avvertire, sia a livello emotivo che espressivo, una qualità che la lingua tedesca chiama Einfühlungsvermögen: la capacità di provare empatia. Non sorprende allora che Synge abbia trapiantato alcuni passi da queste versioni nei dialoghi di Deirdre of the Sorrows (1909), adattamento teatrale di una tragica storia d’amore dai cicli mitologici irlandesi. Qui è una giovane contadina analfabeta, Deirdre, a piangere petrarchescamente la morte dell’amato Naoise prima di togliersi la vita, accecata da dolore, cieca a qualsiasi seguito senza di lui, nemmeno a quello certo di regina al fianco del vecchio re Conchubor.

Questo rovesciamento di ruoli, per così dire, attraverso la traduzione e la riscrittura, rimette la figura femminile al centro del dolore e della letteratura irlandese, sull’esempio di Caoineadh Airt Uí Laoghaire (XVIII secolo), lamento in gaelico irlandese in cui Eibhlín Dubh Ní Chonaill piange la morte improvvisa del marito Art O’Leary.

Anche per questa ragione abbiamo deciso di mettere al centro della traduzione italiana una giovane autrice che ha già dimostrato in versi e in prosa di affrontare con coraggio e con creatività la sofferenza e la sperimentazione.

Speriamo quindi che questi rilievi contestuali possano spronare all’ascolto delle tre voci che dialogano in questo libro e a ripercorrere le tappe di un viaggio spazio-temporale e socio-culturale che attraversa le lingue e le letterature dell’Irlanda e dell’Italia dall’XIV al XXI secolo. Crediamo infatti che sia un caso-studio davvero unico, forse irripetibile, quello di Synge che traduce Petrarca – il ricercato volgare, ancora vicino al latino, e la perfetta metrica del sonetto – in una nuova lingua in un altro genere a questa più consono. Una scelta che ha comportato, inevitabilmente, un cambio di intonazione, senza però diluire il travaglio interiore causato dall’esperienza della perdita e dal sentimento del dolore. >Esperienza e sentimento che Mancassola ha ereditato ed espresso in un elegante e avvolgente italiano moderno con la naturalezza e la maturità di un’autrice che sa capire e testimoniare le pieghe dell’animo umano.
Ecco allora che attraverso questi incontri, queste intersezioni e queste interpretazioni il lettore potrà prendere consapevolezza dell’universalità e immutabilità di ciò che rende umani. Soprattutto il dolore, che da più parti – vicine e lontane – ci colpisce quotidianamente in tutte le sue declinazioni e manifestazioni.

Michele Governale
Marco Sonzogni

 
 
 
 
272
 
La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;
 
e ’l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sí che ’n veritate,
se non ch’i’ ò di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi pensier’ fòra.
 
Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;
 
veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.
 
 

Laura being dead, Petrarch finds trouble in all the things of the earth

Life is flying from me, not stopping an hour, and Death is making great strides following my track. The days about me, and the days passed over me are bringing me desolation, and the days to come will be the same surely.
All things that I am bearing in mind, and all things I am in dread of, are keeping me in troubles, in this way one time, in that way another time, so that if I wasn’t taking pity on my own self it’s long ago I’d have given up my life.
If my dark heart has any sweet thing it is turned away from me, and then farther off I see the great winds where I must be sailing. I see my good luck far away in the harbour, but my steersman is tired out, and the masts and the ropes on them are broken, and the beautiful lights where I would always be looking are quenched.

 
 

Laura è morta, Petrarca trova struggimento in tutte le cose della terra

La vita sta uscendo dalle mie vene, è un’emorragia che non si ferma nemmeno per un’ora, e la Morte sta avanzando con passi da gigante, rincorrendo le mie ferite. I giorni che ho avuto per me, e i giorni che sono passati sul mio corpo, non mi hanno che avvicinato ad una terra desolata, e quelli che verranno faranno lo stesso.
Tutto ciò che ha preso posto nella mente, e tutto quel che temo, mi ancorano al tormento, ora con il ricordo, ora con l’assenza, così che se non avessi pietà di me da lungo tempo avrei rinunciato alla vita.
Se il mio cupo cuore conserva dolci cose, si sono accomiatate da me. Vedo in lontananza grandi venti dove dovrei navigare. Vedo la mia fortuna lontana nel porto, ma la mia guida è stanca, gli alberi e le cime sono spezzati, e i brillanti occhi, che vorrei sempre seguire, sono spenti.

 
 
 
 
 
 
273
 
Che fai? Che pensi? che pur dietro guardi
nel tempo, che tornar non pote omai?
Anima sconsolata, che pur vai
giungnendo legne al foco ove tu ardi?
 
Le soavi parole e i dolci sguardi
ch’ad un ad un descritti et depinti ài,
son levati de terra; et è, ben sai,
qui ricercarli intempestivo et tardi.
 
Deh non rinovellar quel che n’ancide
non seguir piú penser vago, fallace,
ma saldo et certo, ch’a buon fin ne guide.
 
Cerchiamo ’l ciel, se qui nulla ne piace:
ché mal per noi quella beltà si vide,
se viva et morta ne devea tôr pace.
 
 

He asks his heart to raise itself up to God

What is it you’re thinking, lonesome heart? For what is it you’re turning back ever and always to times that are gone away from you? For what is it you’re throwing sticks on the fire when it is your own self that is burning?
The little looks and sweet words you’ve taken one by one and written down among your songs, are gone up into the Heavens, and it’s late, you know well, to go seeking them on the face of the earth.
Let you not be giving new life every day to your own destruction, and following a fool’s thoughts for ever. Let you seek Heaven when there is nothing left pleasing on the earth, and it a poor thing if a great beauty, the like of her, would be destroying your peace and she living or dead.

 
 

Chiede al suo cuore di elevarsi a Dio

A cosa stai pensando, cuore solitario? Perché mai riavvolgi i tuoi battiti all’indietro per rivivere tempi che ti hanno abbandonato? Perché getti legna sul fuoco quando è il tuo stesso animo a bruciare?
I piccoli sguardi e le dolci parole che, uno ad uno, hai raccolto per farli rivivere nei tuoi canti, hanno raggiunto il Cielo, ed è tardi, lo sai, per cercarli sul volto della terra.
Non dare ogni giorno nuova vita a ciò che ti distrugge, né seguire per sempre i pensieri di uno sciocco. Cerca il Paradiso quando non trovi più niente che ti conforti sulla terra. Sarebbe davvero una cosa misera se una grande bellezza, come la sua, distruggesse la tua pace, viva o morta che sia.