Poeti sloveni

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Copertina di Poeti sloveni

 
 
Poeti sloveni
Peter Semolič, Miljana Cunta, Anja Golob, Jure Jakob, Ana Pepelnik
a cura di Ana Geršak e Francesco Tomada
traduzioni di Michele Obit, Giorgia Maurovich, Ana Geršak
Pagine 110
Prezzo 15 euro
ISBN 979-12-81825-59-8
 
 


 
 

La poesia slovena ha occupato storicamente una posizione marginale anche dal punto di vista linguistico; proprio per questo è sempre stata particolarmente aperta alle correnti creative provenienti dall’esterno dei propri confini. Una volta entrata pienamente nell’orizzonte globale, essa ha iniziato a confrontarsi sempre più direttamente con problematiche che travalicano il contesto nazionale: la crisi finanziaria, le guerre, le migrazioni, la crisi climatica e altre questioni che definiscono il nostro presente. Quei dettagli che un tempo potevano apparire come semplici proiezioni di un mondo interiore si trasformano oggi in espressioni di rabbia, apatia o impotenza di fronte a un sistema che viene sempre più spesso nominato e affrontato esplicitamente. In un certo senso non sorprende che questa nuova intersezione tra dimensione intima e dimensione politica coincida con il fatto che oggi la maggioranza delle voci poetiche slovene sia costituita da autrici. […] Più che come un’operazione di innovazione, l’antologia si presenta come una scelta, una sorta di passaggio del testimone che riunisce tanto autori già introdotti e ormai ben presenti nel panorama italiano quanto voci che vi si affacciano solo ora. E parlando di «testimone» è difficile non soffermarsi sul duplice significato della parola: le voci poetiche di questa raccolta testimoniano infatti un tempo in rifrazione, un’epoca attraversata da trasformazioni che si riflettono non solo nella realtà circostante, ma anche nell’evoluzione delle poetiche dei singoli autori.

Ana Geršak

 
 

Peter Semolič

Flounder

Na rumen prtiček je nekdo napisal besedo
flounder.
Ne vem, kaj pomeni,
a njen zven je božanski.
Kot če bi se razprl cvet.
Servet in plavo črnilo vzbujata v meni
še druga občutja.
Toplino angleške sprejemnice.
Milino ženskega hrbta.
Opojnost od mleka nabreklih dojk.
Med nevihto, ki pravkar divja nad Istro,
je flounder pribežališče vsemu človeškemu.
Čisto majhno je. Kot drobna pozornost.
Spet sem otrok.
Mama mi greje kavo.
Z očetom sediva na kavču
in gledava televizijo.
Flounder je, ko se Steiner odrine
in skoči rekord.
»Mama, lahko za zajtrk pojem ocvrti jajčki
s šunko?«
»Flounder,« reče mama.
In flounder je tudi: lahko.

Flounder

Su un tovagliolo giallo qualcuno ha scritto la parola
flounder.
Non so cosa significhi,
ma il suo suono è divino.
Come se si aprisse un fiore.
La salvietta e l’inchiostro blu destano in me
anche altre sensazioni.
Il calore di un salotto inglese.
La soavità di una schiena di donna.
L’ebbrezza dei seni gonfi di latte.
Durante il temporale che imperversa ora sull’Istria,
flounder è il rifugio per tutto ciò che è umano.
È piccolissimo. Come una sottile attenzione.
Sono di nuovo bambino.
La mamma mi scalda il caffè.
Con papà siamo seduti sul divano
e guardiamo la tivù.
Flounder è quando Steiner salta
e batte il record.
«Mamma, per colazione posso le uova
con il prosciutto?»
«Flounder,» dice la mamma.
E flounder è anche: puoi.

 

Miljana Cunta

Vprašanje

Ko te zvečer, tik preden zaspim,
vprašam, kdo si
in kdo te je spustil v moj dom,
se nasmehneš.
Sanjam velika vrata,
kakor knjiga se razpirajo
v domovanje.
Slišim tvoj glas,
ki oživlja meni neznane
črke. Z vsem telesom
se naslanjam na platnice,
a pred vrati sem
majhna in šibka.
Kako, majhna in šibka,
ubranim naj tišino?
Prepotena se zbudim
in ti še vedno tu.
Spet vprašam te, kdo si
in kdo te je spustil v moj dom,
a se nasmehneš,
misliš, da govorim v snu.

Domanda

Quando la sera, prima di addormentarmi,
domando chi sei
e chi ti ha lasciato nella mia casa,
sorridi.
Sogno grandi porte,
come un libro si schiudono
nella dimora.
Sento la tua voce
che risveglia in me segni
sconosciuti. Con tutto il corpo
mi appoggio alle copertine
ma di fronte alla porta sono
piccola e debole.
Come, piccola e debole,
posso preservare il silenzio?
Mi risveglio, rivoli di sudore densi,
e tu sei ancora qui.
Di nuovo ti domando chi sei
e chi ti ha lasciato nella mia casa,
ma sorridi,
sta parlando nel sonno, pensi.

 

Anja Golob

Svetloba prihaja od spodaj

Svetloba prihaja od spodaj,
telo ob tvojem spi in ne vidi,
kako preži zunaj, razbija po oknih,
tiplje pod vrati,
polzi iz tebe.
Tvoje telo je hladno in zvito
kot pregorela žička v steklenki,
negibno mežika v ostrem ritmu
(predstavljaj si tak res natančen svetilnik)
zaspanim krmarjem na čezoceankah.
Svetloba prihaja od spodaj.
Ni vedela, da sem kresnica, a da imam
tudi dolge tipalke in gnezdo iz voska –
na prstih mi piše, a ni opazila.
Morda nosim v rokah, karkoli že ljubi,
a bolj verjetno imam le kremen in trske
in ne znam z njimi, da bi bile ogenj.
Kljub temu se v spanju obrne, izreče ime
in si me vzame, četudi se
luč ne hrani iz luči.
Nato skupaj dolgo,
zasoplo igrava
na kožo zraka, da
žari v noč s temotnim sijajem in
preseva počasi v gostem polmraku
njeno telo luč iz teme.

La luce viene dal basso

Viene dal basso, la luce,
il corpo accanto al tuo dorme e non vede
come lei sta in agguato là fuori, colpisce sulle finestre,
s’insinua tastando sotto la porta,
scivola via da te.
Il tuo corpo è freddo e contorto
come un filo esausto dentro una lanterna,
immobile, a ritmo serrato sbatte le palpebre
(immagina un faro così preciso)
ai timonieri assonnati sugli oceani.
Viene dal basso, la luce,
non sapeva che sono una lucciola, né che ho
lunghe antenne e un nido di cera –
sta scritto sulle mie dita, ma non se n’è accorta.
Forse stringo tra le mani ciò che ama,
ma forse ho solo selce e schegge
e non so come farne un fuoco.
Eppure nel sonno si rigira, pronuncia un nome
e mi prende con sé, anche se
la luce non si nutre di luce.
Poi insieme, a lungo,
ansimanti giochiamo
sulla pelle dell’aria, finché
arde nella notte un cupo splendore e
traspare piano nel denso crepuscolo
il corpo di lei, luce dalla tenebra.

 

Jure Jakob

Živi živci

Danes ne zmanjka poezije.
V svetlobi je,
visoko zgoraj in tik nad zemljo,
med golim drevjem,
na strmo nakopičenih, puhastih oblakih
in celo med orjaki rjavih stolpnic
z Minotavrovimi očmi.
V grmu forzicije je rumeno cvetje suho
in žalostno povešeno,
ampak to je ne prestraši.
Danes se ne da odgnati.
V forziciji ji pomagajo čmrlji, lahna sapa
in debela taščica.
Taščica skaklja po vejah,
da se forzicija vsa trese,
ko se tja na hitro ozrem, je videti,
kot da se čmrlji v njej
mečejo po trampolinu.
Ničesar ni, kar bi bilo odveč.
Ničesar ne zmanjkuje.
Grlica gruli, naredi premor in nadaljuje.
Vlak pripelje, pelje, odpelje.
Pes zalaja in laja,
kot da sveto obljublja,
da nam bo ta svet ščitil in obranil,
zvest do konca.
Verjamem mu.
Na garažni strehi mačka z odobravanjem
pomigne z repom.
Trepetavi vrabec se s krempeljčki oprime svoje vzhičenosti
in se zaluča v nebo.
Kamorkoli se ozrem,
sami živi živci,
nenehno kje kaj utripa.
Danes ne zmanjka poezije.

Nervi vivi

L’oggi non manca di poesia.
È nella luce
lassù, lontano sopra la terra,
tra alberi spogli,
su nuvole morbide, ripidamente ammassate,
perfino tra i giganti grattacieli marroni
con occhi di Minotauro.
Nel cespuglio di forsizia fiori gialli, secchi
tristemente chini
ma non per questo si spaventa.
Oggi lei non si fa scacciare.
Nel cespuglio s’appoggia con l’aiuto di un calabrone, una brezza
[leggera
e un pettirosso grasso.
Saltella il pettirosso sopra i rami
e il cespuglio trema tutto
e quando mi volto di fretta, sembra quasi
che i bombi ronzanti nel cespuglio
saltino sul trampolino.
Niente che sia di troppo.
Niente che manchi.
La tortora tuba, fa una pausa per poi continuare.
Il treno arriva, procede, riparte.
Il cane guaisce e abbaia,
come stesse promettendo con solennità
di vegliare e liberare questo mondo,
fedele fino alla fine.
Io gli credo.
Sul tetto del garage un gatto muove la coda
in segno di approvazione.
Un passero tremante si aggrappa con gli artigli alla propria
euforia
e si lancia nel cielo.
Ovunque mi volti
solo nervi vivi,
tutto un pulsare, dappertutto.
Oggi di poesia non ne manca.

 

Ana Pepelnik

drevesa ponoč

kot da vejo da zares žarijo
drevo ponoč
kot da ve da zares žari

alberi di notte

come sapessero di brillare davvero
un albero di notte
come sapesse di brillare davvero