
Esordi
Ana Brnardić, Ivan Herceg, Maja Klarić, Davor Šalat, Irena Skopljak Barić
a cura di Marijana Sutič
Pagine 108
Prezzo 15 euro
ISBN 979-12-81825-38-3
Il campo della poesia contemporanea è talmente vasto che non può essere compreso in un’unica operazione critica, specialmente se l’obiettivo è rappresentare il panorama poetico di un’intera nazione. Questa antologia non pretende dunque di fare un’istantanea dell’intera scena della poesia croata dagli anni ‘90, ma è uno strumento per costruire un ponte tra la realtà poetica croata e quella italiana in modo che le due realtà possano conoscersi e riconoscere la continuità di uno scambio culturale, letterario e poetico che affonda le sue radici nel lontano XV secolo, nell’umanesimo dei letterati ragusei e dalmati. Ci sono già state figure importanti che hanno dedicato il loro lavoro a questo scopo, per esempio il professor Mladen Machiedo. Credo sia nostro dovere e privilegio poter continuare per questa via.
L’idea di quest’antologia nasce dallo scambio internazionale poetico tra il festival poetico Stih u regiji dell’Associazione degli scrittori croati (HDP), ideato e diretto da Ivan Herceg, che si svolge a Zagabria e nella regione di Zagabria, e del festival letterario pordenonelegge che sotto la direzione artistica di Gian Mario Villalta porta ormai da anni la letteratura mondiale in una zona che tradizionalmente viene considerata “marginale” da punto di vista geografico. Lo scambio è iniziato a settembre del 2024, quando ho avuto il piacere di presentare Ivan Herceg e Davor Šalat a Pordenone. Non è un caso che lo scambio abbia iniziato proprio con questi due nomi. Sia Davor Šalat sia Ivan Herceg hanno esordito nei primi anni ‘90 grazie al premio letterario “Goran za mlade pjesnike” (Goran per giovani poeti), il più grande riconoscimento poetico dell’epoca e trampolino di lancio per molti poeti che poi sono entrati a far parte della storia della poesia croata; Davor Šalat nel 1991 con la silloge poetica Unutarnji dodir (Il tocco dall’interno, edizioni IGK, Zagreb), Ivan Herceg nel 1994 con la silloge poetica Naša druga imena (I nostri altri nomi, edizioni IGK, Zagreb). Un altro nome presente in questa antologia ha ricevuto lo stesso premio, Ana Brnardić, nel 1998 con la silloge Pisaljka nekog mudraca (Lapis di un saggio, edizioni IGK, Zagreb). Perché prendere come punto di riferimento proprio gli anni ‘90 per raccontare la poesia contemporanea croata? Perché in quegli anni avviene un importante cambiamento nel contesto culturale e sociopolitico croato in seguito alla caduta della Repubblica Federale della Jugoslavija. Gli anni di guerra hanno portato alla centralizzazione della scena culturale croata e Zagabria è diventata bastione e faro per le zone compromesse dalla guerra. Questo cambiamento di “prospettiva” ha influenzato non solo la geografia della poesia croata, ma soprattutto i temi e il modo in cui “l’io” poetico si rivolge al mondo che lo circonda. Le tendenze poetiche dominanti, il cosiddetto “realismo urbano” e il neo-esistenzialismo, riconoscono negli elementi della quotidianità e nella lingua parlata il materiale poetico capace di comunicare efficacemente con il pubblico, d’altra parte in alcuni autori “l’io” poetico si “sposta”, la scrittura, il linguaggio e il testo di per sé diventano protagonisti dell’esperienza poetica, il testo è nello stesso tempo il metatesto. Tuttavia, le due tendenze non sono in contrapposizione, bensì coesistono sia sulla scena poetica sia nella scrittura di singoli autori come Ana Brnardić, Dorta Jagić, Marko Pogačar e altri. La generazione di autrici e autori nati dagli anni ‘90 in poi si distingue per il suo approccio individuale alla scrittura poetica che molto spesso tratta temi socialmente rilevanti.
Marijana Sutič
Slučajno drvo
Ja sam drvo, slučajno drvo svojoj kćeri.
Dodirne me jer sam hrapavo, jer imam korijen
čijih pet prstiju viri iz zemlje, za njena mala stopala.
Moje oči su razmještene po listovima,
na vjetru podrhtavaju
i okreću se za svojom kćeri.
Kćeri su užareni planeti i tek što se cvijeće
ujutro pridigne s postelje,
ti planeti već gore među laticama.
Drveće ne poznaje način
na koji te kćeri vole i prisvajaju.
Samo slijede listovima okrugle vatre
koje spuštaju se niz stabljike,
trče niz obronke do mrzlog potoka,
u roju sitnih dlanova.
I moja majka je slučajno drvo.
Ujutro ustanem, skuham kavu
i sa šalicom hodam po njenom korijenju
u kojem su se ohladili vlakovi,
zarasle misli i naježio se par vlati.
Stopalima sviram po hladnim tipkama
i znam da je to jedna obična, blaga sreća.
Albero per caso
Io sono un albero, per caso l’albero di mia figlia.
Lei mi tocca perché sono ruvido, perché ho radici
le cui cinque dita spuntano dal terreno, per i suoi piedini.
I miei occhi sono sparsi tra le foglie,
fremono al vento
e si voltano verso mia figlia.
Le figlie sono pianeti brillanti e non appena i fiori
spuntano dalle aiuole al mattino,
i pianeti ardono tra i petali.
Gli alberi non conoscono il modo
in cui le figlie li amano e li conquistano.
Con le foglie seguono solo i fuochi rotondi
che scendono dai rami,
corrono giù dal pendio fino al gelido torrente,
nello sciame di piccoli palmi.
Anche mia madre è un albero per caso.
La mattina mi alzo, preparo il caffè
e con la tazza in mano cammino sulle sue radici
dentro le quali ci sono treni congelati,
pensieri cespugliati e alcuni fili d’erba arricciati.
Con i piedi suono i gelidi tasti
e so che si tratta di una semplice, tenera gioia.
Ana Brnardić
Jedna noć
Noćas se potajno ispitujem
što znače riječi sin i otac,
kako je biti jedno, pa drugo,
biti nekome jedno ili drugo
– pa ništa.
Jesu li svi ti odgovori otišli s tobom?
Uvijek mi nedostaje jedna noć,
bezdan kojim bih preskočio živote.
Svemir ostaje nježna kakofonija,
ti opet neizgovorena.
Riječi nikad neće imati otiske
po kojima bi se mogla prepoznati.
Riječima nikad neću biti bliže
ni ocu ni sinu.
Iz knjige Nepravilnosti, 2007.
Una notte
Stanotte mi interrogo in segreto
su cosa significhino le parole figlio e padre,
come ci si sente ad essere uno, e poi l’altro,
essere per qualcuno l’uno o l’altro
– e poi nulla.
Tutte quelle risposte sono partite con te?
Mi manca sempre una notte,
un abisso per scavalcare le vite.
L’universo rimane una dolce cacofonia,
tu ancora non pronunciata.
Le parole non avranno mai impronte
nelle quali riconoscerti.
Con le parole non sarò mai più vicino
né al padre né al figlio.
Dalla raccolta Anomalie, 2007.
Ivan Herceg
Rumi i religija ljubavi
Svaki je dan
Jednom bio sutra
I bit će jučer
I danas je
Svi su
U svakom trenutku
Sve ono što su bili
Do tad
Od kapi
Postaješ ocean
Od zrna pijeska
Pustinja
Bez kušnji
Kakve bi bile moje spoznaje
Rumi e la religione dell’amore
Ogni giorno
Una volta era
Domani
E sarà ieri
Ed è oggi
Tutti sono
In qualsiasi momento
Tutto quello che erano
Fino ad allora
Da una goccia
Diventi oceano
Da un granello di sabbia
deserto
Senza le tentazioni
Cosa sarebbero le mie conoscenze
Maja Klarić
Zamjenice nam se miješaju
Liječiš riječi da ne budu mrzli otisak,
da se pokore uljepšavanju tijela
i uhvate munjevite preskoke oka.
Tišina je tvoj promrzli violinist
koji ti, svirajući falš, preokreće srce.
Ti i ja, ja i ti, zamjenice nam se miješaju
kao kad se u mladi sumrak
sunce i mjesec gledaju oči u oči.
Dan se ispuhao kao smežurana jabuka,
a noću se dozivamo s kotinenta na kontinent
kao da se jadamo iz sobe u sobu.
Mi smo vrijeme koje potanko pamti lica
kao neponovljive šare svetih krava,
ali ne dopušta niti jednoj riječi
da do jutra samu sebe ne zataji.
Vrati mi svoj glas, klupko živog
krzna, šćućureno mače,
da se ne šulja kroz metalne odašiljače
i ne prekida se baš u trenutku
kad prelazim najopasniju cestu.
Le nostre preposizioni si mescolano
Curi le parole perché non diventino un’impronta ghiacciata,
perché si pieghino ad abbellire il corpo
e afferrino i rapidi spostamenti dell’occhio.
Il silenzio è il tuo violinista infreddolito
che, suonando in falsetto, ti raggira il cuore.
Tu e io, io e te, le nostre preposizioni si mescolano
come quando nel giovane crepuscolo
sole e luna si guardano negli occhi.
Il giorno si è sgonfiato come una mela aggrinzita,
e di notte ci chiamiamo da continente a continente
come se ci lamentassimo da stanza a stanza.
Noi siamo il tempo che con cura ricorda i volti,
come disegni irripetibili su vacche sacre,
ma non permette a nessuna parola
di rinnegare sé stessa fino al mattino.
Restituiscimi la tua voce, vivo gomitolo
di pelliccia, gattino raggomitolato,
che s’insinui tra antenne metalliche
e non si interrompa proprio nell’istante in cui
sto attraversando la via più pericolosa.
Davor Šalat
Rezultati pretraživanja
Internetsko pretraživanje Anne Sexton
Kaže da korisnici također pitaju
Is it true Anne Sexton
What happened Anne Sexton
When did Anne Sexton die
Did Anne Sexton attend college
I puno je još pitanja korisnika
O mojoj majci po zdjeli mlijeka
O mojoj sestri po zdjeli hladnih krumpira
Anne i ja sjedimo na širokoj prozorskoj dasci
Vedra je proljetna noć i svaka ima svoju sjajnu zvijezdu
Anne je stvarnija nego što može biti
Moj grijeh moj grijeh moj grijeh
Anne se dogodilo sve što je moglo i moralo
Njeno je uzglavlje oduvijek mramorno
Anne jedino još nije umrla
Vidim je u zelenilu koledža
Pod stablom kuglastog javora gricka dugačku slamku
I zadirkuje Silviju
Vidim je parkiranu u garaži
Pod kupolom limene kutije gricka dugačku cijev
Zadirkuje nas
Izaziva
Hoće da se stalno pitamo
je li Anne tako htjela ili je to tek
Obična nesreća
I risultati della ricerca
Ricerca online su Anne Sexton
Dice che gli utenti hanno chiesto
Is it true Anne Sexton
What happened Anne Sexton
When did Anne Sexton die
Did Anne Sexton attend college
E molte altre domande
Su mia madre dalla parte della ciotola di latte
Su mia sorella dalla parte della ciotola di patate fredde
Anne ed io siamo sedute sul davanzale
è una serena notte di primavera e ognuna ha una stella splendente
Anne è più reale di quanto potesse
Mia colpa mia colpa mia colpa
Anne ha vissuto tutto quello che poteva e doveva
Da sempre il suo cuscino è di marmo
L’unica cosa è che Anne non è ancora morta
La vedo nel verde del college
Sotto l’albero acerbo che mordicchia una lunga pagliuzza
E prende in giro Silvia
La vedo parcheggiata nel garage
Sotto la cupola di una scatola di latta che rosicchia
una lunga tubatura
Ci prende in giro
Ci stuzzica
Vuole che continuiamo a chiederci
se Anne lo voleva davvero o è soltanto
Un semplice incidente
Irena Skopljak Barić
