La tensione è costante su Radio OFF

Il senso della poetica di Nikos Lazaris può essere racchiuso in un verso tratto da una celeberrima poesia di Attila Jozsef, intitolata “Non io grido”: “invano fai il bagno in te stesso / solo nell’altro puoi lavarti il volto”. Infatti, il poeta greco autore della raccolta “La tensione è costante”, – raccolta che mi accingo a recensire -, può essere accostato al poeta ungherese sia per la rispondenza della poesia di entrambi a una visione politica socialista, sia, soprattutto, per il ruolo centrale che in tutti e due gli autori assolve la relazione con l’Altro ai fini della scoperta e della conoscenza del significato dell’esistenza personale e umana.
 
Non predomina un atteggiamento solipsistico nelle poesie di entrambi gli autori. Lo sguardo è prevalentemente rivolto verso l’Altro: solo dal confronto con un altro essere umano, che sia l’amico, il fratello, il padre, la figlia o la donna considerata in quanto tale, ossia in quanto essere sociale, o in quanto madre o in quanto amante, è possibile estrapolare l’essenza della propria interiorità, e soprattutto scoperchiare quella Verità che resiste al trascorrere del tempo e che si cela sotto il manto spesso delle apparenze.
 
Ecco perché la maggior parte delle poesie che compongono questa raccolta antologica della produzione di Nikos Lazaris, come anche le poesie di Attila Jozsef, interloquiscono con un ‘tu’ altro, che non è affatto la proiezione del proprio io, ma semmai un essere la cui diversità e unicità fa da grimaldello per svelare e rivelare la propria identità e la Verità che sussiste nel fondo delle cose.
 
Da ciò scaturisce una poesia rivolta alla scoperta dell’Uomo, poesia mai assertiva, semmai interrogativa o comunque situata in un limbo di sospensione stante l’indefinitezza della condizione umana in quanto tale.
 
Centrale ai fini della comprensione di tutto ciò è la poesia “La tensione è costante”, che dà il titolo alla raccolta, poesia quanto mai esplicativa della tensione, appunto, di Lazaris verso l’essenza dell’Uomo, essenza sfuggente ad ogni intima comprensione, il che conferisce alla lirica appena adesso citata un registro necessariamente interrogativo. Esordisce l’Autore: “Chi si perde stasera nella folla / chi in se stesso è schiacciato? / Chi cerca disperatamente quell’altro / che una volta esisteva / e che non esisterà mai?” […] E conclude: “Chi con pause detta spesso / questo testo?”
 
Sulla condizione di sospensione in cui si svolge l’esistenza umana, citiamo anche i versi tratti da una poesia in forma di prosa senza titolo: “cercando […] di decifrare il suono che proviene / da una lontana profondità dentro di me; […] è […] una frase musicale […] la paragonerei a un cavallo bianco, che salta con disinvoltura / al rallentatore su tutti gli ostacoli e poi fa un salto / in alto e rimane lì, in una meravigliosa cornice di sosta / tra cielo e terra, luce e buio.”

Maria Allo

 
Continua su Radio OFF