La stagione è ancora questa su Laboratori Poesia

Da Laboratori Poesia

L’ultimo libro di Marzia Spinelli pubblicato per i tipi della Samuele Editore (2025) focalizza la sostanza lirica dei testi intorno ad un senso di fragilità temporale, laddove la ragione del titolo La stagione è ancora questa, oltre a sfiorare questa accezione di caducità destinale, ne suggerisce anche la meditazione esistenziale. La poetessa accorda questo tempo terreno (strenuo e stupefatto esercizio di resistenza), al ritmo del verso. Un tempo umanissimo ripiegato sulla curvatura metrica della scrittura poetica, se già l’arco semantico del primo verso ne calibra la portata su una memoria rivelatrice del ‘sentimento del tempo’: scrissi di cose / non proprio conosciute: / vennero a me come vento pietoso /di rabbia pieno.

Viene subito dichiarata l’ineluttabilità di un destino poetico che matura dentro l’affanno della vita rifiutando certi formalismi esasperati della parola poetica.

Fuori dall’ossessione moderna per un tempo lineare cronologico, Chronos velocissimo che divora i suoi figli, la poesia riesce a ribaltare la furia di un’accelerazione tutta contemporanea in un tempo interno o interiore. Tempo lentissimo che abita i vuoti, le fratture, i luoghi refrattari all’uso economico, o per meglio dire, le stanze o strofe di una poesia (…c’è uno spazio che immaginiamo vuoto…), qui però celebrata quale ricerca sull’umano dentro l’agone della storia.

Anna Maria Curci nella sua prefazione ha ben individuato i termini della fine dialettica che anima il libro della Spinelli: «La peculiarità di questa opera sta nell’incontro felice – dunque fecondo, efficace – tra i due insiemi menzionati, tra il momento meditativo e il momento comunicativo…», laddove questi due momenti «coniugano la visione della luce (sguardo al di fuori di sé) con la meditazione sul tempo dell’attesa (occhio interiore)».

Interrogare le forme fugaci del tempo, smontarne i meccanismi manifesti dei cambiamenti, là dove si incastra la citazione di Ovidio dalle Metamorfosi che sostiene l’ispirazione fondante: l’indeterminatezza e mutabilità alla base di un destino cosmico che coinvolge e travolge tutta la materia e le creature. Marzia Spinelli è in posa lirica contemplativa, come il saggio che osserva le linee archetipali della vita, consapevole (e forte) del fatto che la parola poetica si rivela stabilizzante in una prospettiva testimoniale, umanistica, spirituale: solo poche parole resteranno…a fondamento di una pìetas, scevra da ogni referente divino, ma ispirata a idee di solidarietà e affetto compassionevole. Misericordia, sottolinea la poetessa, sentimento che ben conosceva il Leopardi, evocato implicitamente in queste pagine.

Letizia Leone

 
 
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