Imparare a dirsi addio su Leggere tutti

Il libro si presenta con sei sezioni più un’introduzione molto intima. Che fin dai primi due versi ci fa capire di cosa si sta parlando: “Cosa c’è di bello qui / in questo giorno nero”. L’apparente semplicità di questo distico (che traggo da un testo di cinque versi) dichiara l’apertura della porta, il celebre “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate” che tutti abbiamo esperito almeno una volta e che tutti fuggiamo quando riflettiamo sulla nostra stessa vita. Quel che questo libro sarà è dichiarato senza fronzoli: “un sentiero scosceso fa paura / il ritmo dei passi / sui passi prima della sera”. Ma è dichiarato anche qualcos’altro, anche la breccia insita nel “giorno nero”. Parrini infatti parla di “ritmo dei passi” che è il ritmo dei versi, del cuore e della mente che si riversano sulla pagina. “Passi” che vengono reiterati a dire che sono loro a salvarti, non tanto la tua vita ma di certo il tuo cuore, la tua verità.
La sezione introduttiva si apre, caustica ed essenziale, come è iniziata: “il filo sottile / che ci tiene per mano”. Purtroppo, o per fortuna, abbiamo bisogno degli altri. Ma siamo legati da un filo sottile con il quale camminare insieme. Una dichiarazione di precarietà di fronte al bisogno degli altri che emerge chiaro solo a chi molto ha vissuto, a chi molto ha visto quel filo spezzarsi.
Segue la sezione “Dai muri si levano sospiri” che è dichiaratamente un ossimoro che tratta della prigione della propria quotidianità di fronte a un tu che è punto di riferimento e approdo, quasi salvezza o potenziale salvezza. La sfera privata incontra e dialoga con le letture come il celebre “la morte non avrà dominio” di thomasiana memoria. Parrini sembra interrogarsi continuamente sugli opposti (“In cielo forse / o nel profondo buio / del nulla, ma chissà poi / se il nulla è buio / o luce”) percorrendo ad esempio “il vuoto è il pieno e il sereno / è la più diffusa delle nubi” montaliano senza volontà di esposizione ma anzi sfiorando la scarnificazione. Pensando alla propria vita arrivano echi letterari come scoperte sul tavolo operatorio della propria storia. In punta di piedi, il tutto con una delicatezza che da sempre è la cifra dell’autore.

Patrizia Baglione

 
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