Fragore di acqua pura – Béatrice Douvre

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Copertina di Fragore di acqua pura di Béatrice Douvre

 
 
Fragore di acqua pura. Poesie scelte
Béatrice Douvre
traduzione e cura di Emilia Barbato
Nuova Collana Scilla n. 7
Samuele Editore, settembre 2026
Pagine 212
Prezzo 15 euro
ISBN 979-12-81825-66-6


 
 
 
 

BÉATRICE DOUVRE è nata a Neuilly-sur-Seine il 22 aprile del 1967. È morta il 19 luglio del 1994 a Le Mans. A partire dal 1991 alcune poesie sono apparse sulle riviste Polyphonies, Arpa et Friches, Possible Imaginaire. Ha studiato lettere presso l’Università di Parigi Nanterre. Seguita dalla professoressa e poetessa Gabrielle Althen ha presentato il mémoire di DEA «Anorexie et orexie dans l’œuvre d’Arthur Rimbaud» nel 1993 e la maîtrise «La Couleur dans l’œuvre poétique d’Yves Bonnefoy» nel 1994. Un estratto del suo mémoire di DEA «Le pas de l’espérance. Anorexie et orexie dans l’œuvre poétique d’Arthur Rimbaud» è stato pubblicato nella rivista Les Cahiers de La Baule n°67-68 nel 1993. Era impegnata nella stesura di una tesi di dottorato su Pierre Jean Jouve quando morì per esaurimento e infarto su un treno. Malgrado la breve vita, Béatrice Douvre ha prodotto un’opera importante; infatti, esistono più di trecento poesie scritte tra il 1986 e il 1994. La prima edizione della sua raccolta,Poèmes, Edizioni L’Arrière-pays, 1998, con la prefazione di Gérard Bocholier, contiene una cinquantina di poesie. La seconda,Œuvre poétique, peintures & dessins, Edizioni Voix d’Encre, anno di stampa 2000 (seconda edizione 2015), curata da Alain Blanc, con prefazione di Philippe Jaccottet, riunisce duecento poesie e alcuni estratti tratti dal diario poetico Journal de Belfort. Nel 2019 la casa editrice La Coopérative ha pubblicato l’intero Journal de Belfort caratterizzato da una prosa erotica visionaria.

 
 

Mi ricordo di un’unica e già lontana visita di Béatrice Douvre, qui a Grignan, e, più tardi, di alcune sue poesie pervenutemi con emozione da cui la si indovinava immediatamente una sorta d’elfo diafano, un essere vibratile, troppo fragile per questo mondo in cui gli elfi non possono attecchire ma soltanto fluttuare a metà strada tra il cielo e la terra. Fluttuare così è talvolta la loro felicità ma sicuramente anche la loro dannazione. Béatrice Douvre era un elfo doloroso di cui potevamo intuire con timore il destino.

In questo libro, grazie ad una cura certosina, è stato raccolto tutto ciò che ha scritto. Mi sono chiesto in principio se fosse il caso di fare una scelta ma ho preferito evitare. Solo lei, se avesse vissuto più a lungo, avrebbe avuto il diritto di farla. Noi seguiamo qui le tracce lievi dei suoi passi che a volte si rincontrano, errano, che incespicano anche, ma che mai pesano né si impongono. È in questo che si può percepire, in una poesia elfica in cui ciò che brilla serba ancora per noi qualcosa, un sussurro più che un vero tratto verbale; un «tocco» (che potrebbe anche, da lontano, far pensare a quei grandi pianisti la cui grazia musicale fa dimenticare le false note).

Dalla prefazione di Philippe Jaccottet

 
 
L’éphémère
 
Tant d’éphémères mains, tant de vent
Ce soir
Tarde la magique lueur
Et ton nom est incertain
Parmi de pauvres roses
Ton nom défait les fleuves où la lumière nage
 
 
L’effimero
 
Tante mani effimere, tanto vento
Questa sera
Tarda il magico chiarore
E il tuo nome è incerto
Tra povere rose
Il tuo nome disfa i fiumi dove la luce nuota.