DELLA SANTA E DELLA SANGUINARIA
Alda Merini e La gazza ladra
Emiliano Sciuba
Collana I saggi di “Laboratori critici” n. 1
Collana a cura di Matteo Bianchi
216 pagine
ISBN 979-12-81825-64-2
Maggio 2026
Prezzo 20 €
Il presente saggio comparativo-genealogico intende sopperire a una lacuna. È un paradosso infatti che, mentre la produzione artistica meriniana si estende per oltre mezzo secolo fino al 2009 – dal suo primo apparire nel 1950, a diciannove anni, sulla rivista «Paragone» di Roberto Longhi (in realtà, datata 15 novembre 1947) e, nello stesso anno, nell’antologia curata da Giacinto Spagnoletti per Guanda: Poesia italiana contemporanea 1909-1949; poi nel 1951, a vent’anni, nell’antologia Poetesse del Novecento, curata anonimamente da Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani, – esistano pochi studi, accademici e non, sull’opera poetica della Merini, e tutti tra l’altro prodotti nei due decenni del XXI secolo.
Forse la “pazzia” della poetessa ha sviato la critica dal suo simbolismo poetico al personaggio simbolico, ma sarebbe ora di considerare che la poesia di Alda Merini non deriva dal manicomio ma preesiste ad esso, precocemente. L’approccio comparativo-genetico del saggio permetterà di analizzare, attraverso la lente delle dieci poetiche dei poeti e delle poetesse dedicatari de La gazza ladra, l’intera opera bio-poetica meriniana nelle sue varie tappe – dall’orfismo giovanile del Secondo dopoguerra al lirico esistenzialismo chiaro della maturità nell’ultimo ventennio del Novecento, fino alla “religiosità gaudente”, venata di eros, della vecchiaia degli anni Zero – in modo da mettere in luce come tali personae siano state assimilate nel plasma poetico della Merini; in particolare le due figure americane a lei più affini per vita e arte, Emily Dickinson e Sylvia Plath.
alcuni estratti
La raccolta La gazza ladra – Venti ritratti (1985), contenuta nella seconda sezione della “raccolta di raccolte” Vuoto d’amore (Einaudi 1991), è formata da poesie-ritratti che Alda Merini dedicò alle venti figure con cui si immedesimava maggiormente: poetiche, le prime cinque; intimo-poetiche, le seconde cinque; biografico-familiari, le ultime dieci. Non si tratta però di semplici ritratti, ma di figure cui una poetessa maudite come la Merini doveva la sua stessa vita, risultando infatti per lei ineluttabile (in senso etimologico) il binomio arte/vita. E di una “non-lotta” verso il male si può parlare, per la poetessa, dovuta a una impossibilità congenita di difendersi da esso, fino a giungere alla sua sublimazione, che è il centro della sua poetica, come lei stessa raccontava in un’intervista nella trasmissione televisiva «Il senso della vita» (Canale 5, 13 aprile 2008): «Una delle prerogative del poeta, che è anche stata la mia, è non discutere mai da che parte venisse il male; l’ho accettato ed è diventato un vestito incandescente: è diventato poesia».
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Sull’autore
Emiliano Sciuba, docente di ruolo di discipline letterarie latino e greco, traduttore e critico. Dottore magistrale in Filologia Moderna 2018 presso l’università “La Sapienza” di Roma (tesi comparata su Alda Merini e la sua orfica costellazione critica ne La gazza ladra); dottore triennale in Lettere Classiche 2016 presso lo stesso ateneo (tesi comparata sulla letteratura erotica greco-sanscrita: la Centuria di Amaru e l’Antologia Palatina V-XII). Ricerca principalmente l’estetica letteraria e la presenza classica nelle letterature e nel pensiero (post)moderni – ricezione, adattamento e trasformazioni nei diversi linguaggi, contesti culturali e media artistici, nonché le diverse intersezioni fra letterature e arti antiche, medievali, moderne e contemporanee. Inoltre indaga, nel campo della critica letteraria e della letteratura comparata, le nuove espressioni poetiche (p.es. musicali) e la traduzione di lingue antiche e moderne (spec. inglese).

