Come peçs in tal bosc de vite – Gianni Moroldo



 
 
Come peçs in tal bosc de vite – Come abeti nel bosco della vita
Gianni Moroldo
Pagine 182
Prezzo 16 euro
ISBN 979-12-81825-28-4


 
 
Versione online Sbac!
Prezzo 8 euro


 
 
 
 

L’essenza poetica di Moroldo ci incanta con l’emozione profonda di un caleidoscopio foriero di immagini, ricordi, riflessioni che affondano le radici nella cultura, nella natura e nella storia di un territorio unico come la Carnia.

Una coerenza di significanti e significato veicolata dalla lingua friulana che, eletta a strumento di intensa espressione dell’anima e della terra amata, rappresenta al tempo stesso lingua materna e portale verso l’universo interiore dell’autore, invitando il lettore a riscoprire la meraviglia per le piccole cose, la complessità del quotidiano, la saggezza di un mondo antico intessuta attraverso i fili della tradizione e delle memorie d’infanzia in un arazzo di parole che parla al cuore di chi vuole ascoltare la voce autentica di un popolo tenace e di un territorio aspro ma incredibilmente generoso.

Moroldo incarna la matrice ancestrale dell’anima friulana, elevando la bellezza fonetica e morfosintattica di una lingua che è al tempo stesso radice e vento, memoria e speranza. Come affermava Italo Svevo, “la lingua è un ponte tra il passato e il futuro” e il friulano, con il suo patrimonio di parole e di emozioni, continua a essere un ponte vivo tra le generazioni, anche grazie ad opere di diffusione e promozione come questa che testimonia l’attaccamento di un’intera comunità alle proprie radici linguistiche.

La veste identitaria della poesia moroldiana avviluppa anche il lettore poco avvezzo allo strumento linguistico proposto, tale è la potenza espressiva delle sfumature sonore e del patrimonio culturale che attinge a radici che si perdono nella notte dei tempi, in una terra di confine che fa della propria multiculturale vitalità uno strumento amplificatore per l’esplorazione dell’animo umano, inserendosi nel solco della tradizione di grandi poeti come Andrea Zanzotto, Leonardo Zanier e Pierluigi Cappello.

Un canto appassionato alla terra, al sentimento di appartenenza ad un territorio e alle emozioni radicate di un popolo che ha sempre vissuto in equilibrio con la natura, la storia e la propria identità, nonostante la ferita mai rimarginata dell’emigrazione. Il poeta non solo si fa portavoce di una comunità ma universalizza la tempra dell’uomo che ha saputo cogliere l’essenza della natura e dell’esistenza, l’umiltà e al contempo la grandezza degli affetti, nella compiutezza di un “idillio rustico”. L’amore in effetti rappresenta un tema centrale della raccolta, si nutre di ricordi, di attese e di momenti condivisi. Vissuto come un dono supremo che fornisce tridimensionalità alla vita, è capace di superare il tempo, le distanze e anche la sofferenza, diventando simbolo di speranza e di continuità.

Elisabetta Zambon

 
 
Nassitis
 
A nassin e a cressin i miei çjants
come peçs tal bosc de vite.
A zornadis come flôrs di prât
a voltis cruziâts tant che lidrîs di elare.
Nudrîts dai siums e dai colôrs
dal cûr e dal pinsîr.
Ma il flôr plui biel al è dome par te,
Amôr de mê vite.
 

Nascite
Nascono e crescono i miei canti / come abeti nel bosco della vita. / A giorni come fiori di prato / rudi, a volte, come radici di edera. / Nutriti dai sogni / assorbono bellezza dai colori del cuore e del pensiero. / Ma il più bel fiore è per te / grande amore della mia vita.

 
 
 
A la frute de mê vite
 
Cuant che dai pinsîrs e des penis,
che la tô e la mê vite a àn lambicàdis
fint a une lungje profugance,
nancje il cei di un ricuart
al innularà il cîl lizêr dai tiei voi
e ligriosis intal cûr nus restaràn
une storie incolme di bielece
e lis oris filadis di un beât
discori d’amôr;
in chê ultime ore, frute mê,
o varai dome di dîti gracie
dal ben grant che tu âs puartât
inte mê vite e dîsi a Lui
che cul So aiût,
pûr jenfri i miei difiets e lis mancjancis,
dome il nestri amôr al è cressût
simpri plui fuart e sflandorôs.
 

Alla donna della mia vita
Quando dei pensieri e delle tribolazioni, / che la tua e la mia vita hanno angustiato / fino a una lunga profuganza, / neppure il ciglio d’un ricordo / ombreggerà il cielo leggero dei tuoi occhi / e colme di gioia in cuore ci resteranno / una storia ricca di bellezza / e le ore ininterrotte di un felice / gioioso discorrere d’amore; / in quell’ultima ora, ragazza mia / dovrò solo ringraziarti / del grande amore che hai portato / nella mia vita / e a Lui dire che col Suo aiuto, / pur tra i miei difetti e le manchevolezze, / soltanto il nostro amore è cresciuto / sempre più forte e luminoso.

 
 

 
Bielza’ la nêf e je su lis monts
 
Bielzà in alt, la nêf e insiore lis monts
ma l’aiar nus prevèn il so profum
che al legre cui che inmò al plate in cûr
olmis d’infanzie. E vuê inmò o sumii
di fâmi slissâ voi e muse dai siei dêts,
lizerece di cristai voladis
cuasi un mes di cuant che tu sês lontane,
 
Ma za la nêf e je a sborfâ lis clevis
e a moments e je cun nô. E in curt a dan jù
rârs, cuasi invisibii flocs dal ruspi messedâ dal vint
di voladis plumins oltri i sorenûi.
 
Biel che un pôc pinsirôs, un gjaton neri sbarlufît al pete
sore il blanc e invelegnât al scjasse lis talputis,
cidinôr e pâs a cressin intal aiar
e nuie al è seren plui di chest pegri
disflorî dal cîl sore la taviele e
su lis nestris bussadis, frute mê,
e il mont al è armoniôs lusôr di opâl,
stiernît e mulisìt.
 

Già la neve è sui monti
Già in alto la neve abbellisce i monti / ma il vento ne anticipa il profumo / che rallegra chi ancora nasconde in cuore / tracce d’infanzia. Ed oggi ancora sogno / di farmi accarezzare occhi e viso dalle sue dita, / quasi un messaggio di quando sei lontana; / leggerezza di labili cristalli. // Ma già la neve è qui a spruzzare le pendici / e in breve è con noi. E presto scendono / radi, quasi invisibili fiocchi del rozzo sprimacciare del vento / di impalpabili piumini oltre le più alte nubi. // Mentre un po’ preoccupato, un nero gattone / sobbalza sul bianco e seccato, scuote le zampette, / silenzio e pace crescono nell’aria / e nulla è sereno più di questo pigro / sfiorire del cielo sopra la campagna e / sui nostri baci, donna mia, / e il mondo è armoniosa luce d’opale, / soffice e diffusa.